Quando si pensa al giuoco del calcio in terra asiatica, si pensa al Giappone, diventato una realtà più che accreditata e con un interesse per lo sport mostrato per decenni, tra acquisti internazionali di prestigio nei ’90 (si pensi a Zico e Schillaci, tra gli altri) e prodotti culturali come Capitan Tsubasa.
Si può pensare al limite alle due Coree, entrambe capaci – in momenti storici ben distanti tra loro – di beffare il nostro Paese, che di calcio ci vive (sebbene i risultati della Nazionale da oltre un decennio a questa parte dicano altro): come non pensare alla Corea del Nord capace di fare fuori l’Italia nel 1966 con la rete del “dentista” – che poi dentista non era – Pak Doo-ik, o a quella del Sud capace di replicare l’impresa dei “cugini socialisti” nel 2002 (in quel caso anche grazie a un arbitraggio non esattamente impeccabile, quello indimenticato di Byron Moreno)?
Mai, o quasi mai, si pensa alla Cina, nonostante sia uno dei Paesi più popolosi dell’area e del pianeta.
S’è parlato della Cina in ottica calcio nella metà degli anni ’10, ma poi è arrivato il Coronavirus a complicare le cose e quindi il binomio è venuto meno – e anche in maniera decisamente fragorosa (si pensi a quanto accaduto a Suning e alla famiglia Zhang).
Pochi conoscono però la storia di un calciatore degli albori, capace di diventare un’icona sia nella Cina continentale sia nella Hong Kong ancora sotto il controllo britannico sia nella Cina degli occidentali (Taiwan).
Parliamo di un calciatore cui le fonti attribuiscono oltre 1.200 reti in alcuni casi, addirittura 2.000 in altri (roba che, se lo sapesse Cristiano Ronaldo, non si ritirerebbe prima di un altro decennio).
Parliamo di Lee Wai Tong.
Lee Wai Tong, il primo (e forse unico) grande fuoriclasse del calcio cinese
Nato il 16 ottobre del 1905 a Tai Hang, sull’isola di Hong Kong, Lee Wai Tong trascorse parte dell’infanzia nella provincia cinese del Guangdong, terra d’origine della sua famiglia. Fu lì che cominciò a giocare a calcio, prima di tornare a Hong Kong e ricevere una formazione più strutturata alla Queen’s College.
Lasciò presto gli studi per lavorare nell’impresa edile del padre, ma nel 1922 entrò nel settore giovanile del South China Athletic Association, una delle società più importanti del territorio. Gli bastò pochissimo per arrivare in prima squadra: nel 1923, non ancora diciottenne, giocava già stabilmente tra i grandi.
Era un attaccante rapido, fisicamente prestante per gli standard dell’epoca (Wikipedia gli attribuisce 180 centimetri di altezza) e dotato di un tiro particolarmente potente, caratteristica che gli valse il soprannome di “Piede di ferro”. In patria sarebbe diventato soprattutto il “Re del calcio asiatico”.
Con il South China vinse il campionato di Hong Kong già nella stagione 1923-24. Sarebbe stato soltanto il primo di otto titoli conquistati con il club, al quale Lee rimase legato per gran parte della propria lunghissima carriera, intervallata dalle esperienze nella Cina continentale e nelle Indie orientali olandesi.
La tripletta al Giappone a soli 17 anni
La sua fama non rimase confinata a Hong Kong. Nel maggio del 1923 venne convocato dalla nazionale della Repubblica di Cina per partecipare ai Giochi dell’Estremo Oriente di Osaka, una delle principali competizioni sportive asiatiche dell’epoca.
Il 24 maggio segnò una tripletta nella vittoria per 5-1 contro il Giappone. Aveva appena 17 anni e 217 giorni: secondo le ricostruzioni disponibili, si tratta ancora oggi della tripletta più precoce mai realizzata in una competizione internazionale per nazionali.
Due anni più tardi, nell’edizione disputata a Manila, segnò altre cinque reti: due ancora contro il Giappone e tre contro le Filippine. Con Lee come principale riferimento offensivo, la Cina vinse cinque edizioni consecutive dei Giochi dell’Estremo Oriente alle quali partecipò: 1923, 1925, 1927, 1930 e 1934.
La nazionale rimase inoltre imbattuta nelle partite ufficiali per tredici anni, dal 1923 al 1936. Lee ne fu capitano e simbolo, in un periodo in cui il calcio asiatico occupava ancora una posizione estremamente periferica rispetto a quello europeo e sudamericano.
Il viaggio verso le Olimpiadi di Berlino
Nel 1936 Lee guidò la Cina alla sua prima partecipazione a un torneo olimpico di calcio. Raggiungere Berlino, però, non fu semplice: il governo cinese aveva messo a disposizione soltanto una parte del denaro necessario per finanziare la trasferta.
La nazionale organizzò quindi una lunga tournée attraverso diversi territori asiatici, disputando una serie di amichevoli per raccogliere i fondi mancanti. Soltanto dopo avere raggiunto la cifra necessaria la squadra poté partire alla volta della Germania.
L’avventura olimpica durò una sola partita. La Cina venne eliminata agli ottavi dalla Gran Bretagna, vittoriosa per 2-0, ma la prestazione di Lee e dei suoi compagni destò comunque una certa curiosità nel pubblico europeo.
Alcuni racconti sostengono che l’attaccante attirò persino l’interesse dell’Arsenal. Non esistono però riscontri sufficientemente solidi per parlare di una vera trattativa: come accade spesso con i campioni appartenenti a epoche scarsamente documentate, la storia di Lee si trova continuamente a metà strada tra cronaca e leggenda.
La guerra e le partite per raccogliere fondi
Dopo le Olimpiadi, la sua carriera venne condizionata prima dalla seconda guerra sino-giapponese e poi dal secondo conflitto mondiale.
Quando anche Hong Kong cadde sotto l’occupazione giapponese, Lee riuscì a fuggire nel Guangdong. Entrò nella sezione sportiva dell’esercito cinese e continuò a giocare soprattutto in incontri di esibizione organizzati per raccogliere fondi a sostegno dello sforzo bellico.
Terminata la guerra, tornò al South China e continuò a giocare fino al 1948, ritirandosi all’età di 43 anni. La sua carriera era durata circa un quarto di secolo (ai tempi ancor più di oggi si trattava di una rarità).
Lee Wai Tong segnò veramente più di 1200 gol?
È questo il dato che ha contribuito più di ogni altro a trasformare Lee Wai Tong in una figura quasi mitologica.
Diverse fonti gli attribuiscono almeno 1260 reti, mentre le versioni più generose arrivano a parlare di circa 2000 gol. Numeri impressionanti, ma impossibili da verificare attraverso i criteri statistici utilizzati oggi.
Nel conteggio rientravano verosimilmente partite ufficiali, tornei regionali, amichevoli, esibizioni e incontri organizzati durante le numerose tournée alle quali Lee partecipò. Per questo motivo non avrebbe senso metterlo davanti a Pelé, Cristiano Ronaldo o Josef Bican in una classifica dei marcatori delle sole competizioni ufficiali.
Il dato, tuttavia, racconta qualcosa della sua notorietà e della quantità di calcio giocata. In un’epoca della quale sono sopravvissute pochissime immagini, Lee veniva descritto come un attaccante velocissimo, tecnicamente raffinato e dotato di un sinistro devastante. Le cifre possono essere state ingigantite; il peso avuto sul calcio asiatico, molto meno.
Da calciatore ad allenatore e dirigente
Lee aveva cominciato ad allenare quando era ancora in attività, lavorando all’Università Fudan di Shanghai e assumendo di fatto la guida della nazionale ai Giochi dell’Estremo Oriente del 1934.
Nel 1948 tornò alle Olimpiadi come commissario tecnico della Cina, eliminata al primo turno dalla Turchia con un netto 4-0. Dopo la guerra civile cinese scelse di lavorare con la nazionale della Repubblica di Cina, destinata successivamente a competere come Taiwan e poi Taipei Cinese.
Da allenatore vinse due volte i Giochi asiatici, nel 1954 e nel 1958. Parallelamente intraprese una prestigiosa carriera dirigenziale: fu nominato segretario generale della neonata Asian Football Confederation nel 1954 e nel 1965 divenne vicepresidente della FIFA, primo dirigente di origine cinese a raggiungere quella posizione.
La falsa classifica di Kicker con Pelé e Puskás
Sul suo conto circola da anni anche un’altra storia ai limiti della leggenda: nel 1976 la rivista tedesca Kicker lo avrebbe inserito tra i cinque migliori calciatori di sempre insieme a Stanley Matthews, Ferenc Puskás, Alfredo Di Stéfano e Pelé.
È un dettaglio suggestivo e ripetuto in innumerevoli biografie, ma con ogni probabilità falso. Le verifiche condotte negli archivi della rivista non hanno permesso di rintracciare una simile classifica. Lee venne effettivamente intervistato da Kicker nel 1976, ma non risulta essere stato inserito in alcuna top five mondiale.
Una leggenda nella leggenda, insomma. Eppure Lee Wai Tong non aveva bisogno di questa investitura postuma: otto campionati di Hong Kong, cinque Giochi dell’Estremo Oriente da calciatore, due Giochi asiatici da allenatore, una partecipazione olimpica da capitano e la vicepresidenza della FIFA costituiscono già un’eredità difficilmente eguagliabile.
Morì a Hong Kong il 4 luglio del 1979, a 73 anni. Oggi il suo nome risulta quasi sconosciuto al grande pubblico occidentale, ma per diversi decenni Lee Wai Tong fu il volto del calcio cinese e probabilmente il primo calciatore asiatico capace di costruirsi una reputazione internazionale.
