Il Genoa è a un passo dalla Serie B, il Milan sta vincendo a Cesena e dagli spalti del San Paolo parte un coro piuttosto insolito: «Forza Grifo!». È il 16 maggio 1982 e a Napoli, più che una partita, si sta giocando uno di quegli incroci calcistici destinati a lasciare conseguenze per decenni.

I rossoblù erano passati subito in vantaggio con Massimo Briaschi, ma il Napoli aveva ribaltato il risultato grazie alle reti di Claudio Criscimanni e Giuseppe Bruscolotti. A pochi minuti dalla fine il Genoa è sotto 2-1 e virtualmente retrocesso, mentre il Milan – capace di rimontare da 0-2 a 3-2 sul campo del Cesena – si sta salvando.

Il pubblico napoletano sceglie apertamente da che parte stare. Incita il Genoa, applaude ogni suo tentativo e accoglie quasi come una rete della squadra di casa il pareggio segnato all’85’ da Mario Faccenda, difensore nato a Ischia e mandato in campo da Gigi Simoni nel corso della ripresa. Il 2-2 salva il Grifone e spedisce il Milan in Serie B. Ma soprattutto dà origine a uno dei gemellaggi più conosciuti del calcio italiano.

Il pareggio del 1982 e la nascita del gemellaggio

Il rapporto tra genoani e napoletani non nasce da un accordo preventivo tra gruppi organizzati. Si forma dentro quella partita, alimentato dalla comune antipatia nei confronti del Milan e dall’atteggiamento assunto dal San Paolo durante gli ultimi minuti.

La simpatia spontanea diventa presto un rapporto stabile tra le tifoserie. Per quasi quattro decenni Genoa-Napoli significa sciarpe scambiate, cori comuni e accoglienze riservate abitualmente agli amici, non agli avversari. Il legame sopravvive alle retrocessioni, alle difficoltà societarie e agli anni trascorsi lontano dalla Serie A da entrambe le squadre.

Il suo momento più celebre arriva il 10 giugno 2007. Genoa e Napoli si affrontano al Ferraris nell’ultima giornata del campionato di Serie B: gli azzurri sono secondi con 78 punti, i rossoblù terzi con 77, mentre il Piacenza insegue a quota 67.

Il regolamento prevede i playoff soltanto se tra la terza e la quarta classificata ci sono meno di dieci punti. Per questo il pareggio tra Piacenza e Triestina, maturato nell’altro campo, rende sufficiente lo 0-0 di Marassi e consegna la promozione diretta a entrambe. La partita viene interrotta anche da un’invasione anticipata; dopo il triplice fischio, il terreno di gioco si riempie nuovamente e la festa prosegue per le strade di Genova. La cronaca dell’epoca della Gazzetta dello Sport racconta i sei minuti di recupero e la successiva celebrazione comune.

Se nel 1982 il gemellaggio era nato attorno a una salvezza, venticinque anni dopo trova la sua consacrazione in una doppia promozione. Difficile immaginare un copione più adatto.

Lo striscione per Daniele Belardinelli e la rottura

Il rapporto comincia però a raffreddarsi negli anni successivi. Le amicizie personali rimangono (come sottolineato anche in seguito) ma il legame tra i gruppi organizzati perde parte della forza che aveva avuto in passato. Alcune ricostruzioni dell’epoca indicano tra i motivi di tensione anche i nuovi rapporti intrattenuti da settori della tifoseria genoana con le curve di Lazio e Udinese.

La rottura arriva nell’aprile del 2019. Il 3 aprile, durante Genoa-Inter, nella Gradinata Nord viene esposto uno striscione dedicato a Daniele “Dede” Belardinelli: «Ricordiamo un ultras scomparso. R.I.P. Dede».

Belardinelli, ultras del Varese legato alla tifoseria interista, era morto il 26 dicembre 2018 durante gli scontri avvenuti in via Novara, prima di Inter-Napoli. Era stato travolto da un SUV condotto da Fabio Manduca, sostenitore napoletano che sarebbe stato successivamente condannato in via definitiva a quattro anni per omicidio stradale aggravato. La sentenza d’appello venne confermata nel 2021, mentre la Cassazione rese definitiva la condanna nel dicembre 2022.

Per gli ultras napoletani, lo striscione genoano rappresenta un gesto inaccettabile nei confronti di un esponente dello schieramento avversario negli scontri di Milano. È il casus belli, più che l’unica ragione di una separazione maturata nel tempo.

Pochi giorni dopo, le Curve A e B annunciano ufficialmente la fine del gemellaggio:

«Gli ultras di Napoli delle due curve comunicano ufficialmente rotto il vecchio rapporto con i genoani in piedi da anni. Consci delle amicizie personali costruite da singole persone negli anni tra le due città, ribadiamo che la sopracitata decisione riguarda esclusivamente noi Ultras, non ricadendo mai su tutto il resto. Con un grosso dispiacere nell’animo di ognuno di noi, il nostro essere fieri e coerenti ci ha imposto questa scelta oramai non più rimandabile».

Le parole scelte chiariscono anche un aspetto spesso trascurato: la decisione riguarda i gruppi ultras, non tutti i sostenitori delle due squadre. Una distinzione tutt’altro che formale.

Un rapporto interrotto, senza diventare rivalità

La fine del gemellaggio non trasforma Genoa-Napoli in una partita ostile. Negli anni successivi non mancano scambi di sciarpe, fotografie comuni e cori amichevoli. Nel dicembre 2024, in occasione di una gara disputata al Ferraris, sostenitori azzurri e rossoblù vengono nuovamente ripresi insieme dentro e fuori dallo stadio, alimentando persino qualche ipotesi di riavvicinamento.

Il gemellaggio tra le organizzazioni ultras, però, non è stato ufficialmente ricostituito. Rimangono i rapporti personali richiamati già nel comunicato del 2019 e, soprattutto, la memoria di due giornate difficili da cancellare: il pareggio che salvò il Genoa nel 1982 e quello che riportò entrambe le squadre in Serie A nel 2007.

Sabato 22 agosto 2026, alle 20.45, Genoa e Napoli si ritroveranno al Ferraris nella prima giornata di campionato. Non più da tifoserie gemellate, ma neppure da nemiche: dopo 37 anni trascorsi a chiamarsi fratelli, sarebbe stato strano il contrario.

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