Mondiali 2026, anche i fan park diventano a pagamento: il caso New Jersey riaccende le critiche contro la FIFA e il calcio sempre più elitario.

C’era una volta il fan park. Uno spazio aperto, popolare, destinato a chi non aveva abbastanza soldi per vedere le gare dal vivo ma aveva la voglia di esserci; un luogo dove il calcio tornava a essere ciò che ha sempre detto di essere: collettivo, accessibile, persino un po’ anarchico. Ai Mondiali 2026, invece, anche il fan park sembra aver bisogno di un tornello.

La nuova polemica che investe la FIFA nasce dal lancio del Fan Festival di New York–New Jersey, previsto a Liberty State Park. Un evento ufficiale, brandizzato, protetto da trademark – che sarà a pagamento. Per entrare nell’area destinata ai tifosi senza biglietto allo stadio – storicamente gratuita in tutte le grandi competizioni – sarà necessario acquistare un ticket da 12,50 dollari tramite Ticketmaster.

Una cifra modesta, dirà qualcuno. Ed è proprio qui che sta il punto. Non è il prezzo in sé a disturbare, ma il principio. Pagare per stare insieme, pagare per guardare una partita su un maxi schermo, pagare per respirare l’atmosfera di un evento che, per definizione, dovrebbe appartenere a tutti (e che appartiene sempre più a pochi). E così il calcio – che dovrebbe essere bene comune, giocato con una palla da 22 signori (o signore) in calzoni – continua e ssere trasformato, pezzo dopo pezzo, in esperienza premium.

Il Mondiale 2026 sarà il più caro della storia (nonostante la retromarcia della FIFA)

Il contesto non aiuta. I Mondiali nordamericani si stanno già configurando come i più costosi di sempre per i tifosi. Dopo le critiche feroci su prezzi giudicati fuori scala, la FIFA ha annunciato che il 10% dei biglietti destinati alle federazioni qualificate avrà un prezzo calmierato di 60 dollari. Una retromarcia parziale, comunicata senza alcun confronto con i gruppi di supporter, che infatti parlano di mossa cosmetica. Perché il restante 90% resta ben lontano dall’idea di accessibilità: per alcune partite si parte da quasi 200 dollari, mentre per la finale si superano i 3.000.

In questo scenario, il fan park diventava l’ultimo rifugio del tifo popolare. Ora rischia di trasformarsi nell’ennesimo filtro economico. Non a caso, sotto l’annuncio Instagram ufficiale, i commenti parlano chiaro: “Ogni altro Mondiale aveva fan fest gratuiti”. E ancora: “Rendete i biglietti così cari che l’unica opzione è il fan fest, e poi fate pagare anche quello”.

La FIFA, dal canto suo, continua a muoversi su un doppio binario. Da una parte, premi record: 50 milioni di dollari alla nazionale vincitrice, un montepremi complessivo da 727 milioni, in crescita del 50% rispetto al Qatar 2022. Dall’altra, contributi minimi garantiti alle federazioni. Il tutto mentre le associazioni dei tifosi accusano apertamente l’organizzazione di fare “giochi di PR”. Insomma: i soldi andranno ai soliti noti – alle squadre più forti – e la gente sarà costretta a pagare – sempre i più.

Resta anche un nodo non chiarito: chi ha deciso davvero di far pagare l’accesso al fan park? La FIFA o il comitato organizzatore locale? Formalmente l’evento è marchiato FIFA Fan Festival, e questo basta a rendere difficile separare le responsabilità. Ma, ancora una volta, la questione è più ampia.

Il calcio contemporaneo sembra incapace di immaginare spazi che non siano monetizzabili. Ogni metro quadrato deve produrre valore, ogni esperienza deve diventare prodotto. In questo processo, il tifoso smette di essere parte del gioco e diventa cliente, target, flusso da ottimizzare.

Un po’ come tutto ormai nella vita. Evviva il capitalismo.

Di admin

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