Facciamo un salto indietro di sessant’anni. Nell’estate del 1966, a luglio, l’Inghilterra ospita l’ottava edizione della Coppa del Mondo. Il Brasile arriva da campione in carica dopo due trionfi consecutivi, ma il cammino della squadra di Pelé si interrompe già nella fase a gironi: a qualificarsi sono Portogallo e Ungheria. Sorte simile anche per l’Italia, eliminata da Unione Sovietica e Corea del Nord. I padroni di casa, invece, chiudono il proprio gruppo al primo posto e proseguono fino alla vittoria nella celebre finale contro la Germania Ovest, rimasta nella storia anche per il discusso gol fantasma di Geoff Hurst.

Non è però di quella finale che vogliamo parlare, né del percorso dell’Inghilterra, che nei quarti eliminò l’Argentina. C’è un’altra partita di quell’edizione che oggi torna improvvisamente d’attualità: l’unico precedente ai Mondiali tra Argentina e Spagna, le due nazionali che sessant’anni dopo si ritrovano una di fronte all’altra nella finale del Mondiale 2026. È anche una sfida particolare perché, per la prima volta nella storia della Coppa del Mondo, la finale mette di fronte due selezioni accomunate dalla stessa lingua.

La notte di Luis Artime e il debutto che indirizzò il girone

Il calendario propone Argentina-Spagna già alla prima giornata del Gruppo 2, completato da Germania Ovest e Svizzera. Si gioca il 13 luglio 1966 al Villa Park di Birmingham e, pur essendo soltanto la gara d’esordio, il peso della sfida è evidente fin dal fischio d’inizio.

Per oltre un’ora il risultato resta bloccato. Poi, nella ripresa, emerge il protagonista della serata: Luis Artime. Oggi è un nome conosciuto soprattutto dagli appassionati di calcio sudamericano, ma negli anni Sessanta era uno degli attaccanti più prolifici della sua generazione. Vinse per quattro volte la classifica marcatori del campionato argentino e per tre quella uruguaiana, mentre con la maglia dell’Albiceleste segnò 24 reti in appena 25 presenze.

Al 65′ Artime porta avanti l’Argentina sfruttando un pallone vagante in area con il classico fiuto del centravanti. La Spagna reagisce e trova il pareggio grazie a Pirri, che di testa supera Antonio Roma riportando il risultato in equilibrio. L’1-1, però, dura pochissimo. Artime attacca la profondità, anticipa la difesa spagnola e firma il definitivo 2-1, regalando ai sudamericani due punti pesantissimi nella corsa verso i quarti di finale.

C’è anche un curioso filo che lega quella nazionale spagnola a quella odierna. Anche all’epoca le Furie Rosse si presentavano al Mondiale da campioni d’Europa in carica, titolo conquistato due anni prima davanti al proprio pubblico.

Un bilancio storico quasi perfettamente in equilibrio

Quella sconfitta si rivelò determinante per il destino della Spagna (squadra che poteva contare su diversi protagonisti del campionato italiano come Luis Suárez e Joaquín Peiró dell’Inter e Luis Del Sol della Juventus). Gli iberici conclusero il girone al terzo posto e salutarono il torneo già dopo la prima fase, mentre Argentina e Germania Ovest staccarono il pass per i quarti. L’avventura dell’Albiceleste terminò poi proprio contro i padroni di casa inglesi, al termine di una partita passata alla storia soprattutto per la contestatissima espulsione del capitano Antonio Rattín.

Se ai Mondiali esiste un solo precedente, il quadro cambia considerando tutte le competizioni. Le due nazionali si sono affrontate complessivamente 14 volte e il bilancio è estremamente equilibrato: sei vittorie dell’Argentina, sei della Spagna e due pareggi, con 19 reti realizzate dagli spagnoli e 18 dagli argentini.

Negli ultimi anni, però, gli incroci sono stati quasi esclusivamente amichevoli. Il più recente risale al marzo 2018, quando la Spagna travolse l’Argentina con un netto 6-1 (in precedenza, nel settembre del 2010, erano stati i sudamericani a travolgere gli europei per 4-1)

Per questo motivo la finale del Mondiale 2026 aggiunge un capitolo completamente nuovo a una storia che, almeno in Coppa del Mondo, si era fermata a Birmingham.

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