Parliamo di un attaccante da oltre 100 gol in carriera che ha vestito maglie importantissime come quelle di Bologna, Roma e Torino. Cresciuto nell’Inter (che lo ha fatto esordire tra i grandi grazie a Gianpiero Marini), è poi esploso con la maglia del Chievo.

Massimo Marazzina è stato sicuramente un volto ben riconoscibile del calcio italiano a cavallo tra gli anni ’90 e i primi anni 2000. Un attaccante capace di segnare, aprire spazi e andare in profondità, arrivato nel momento migliore della propria carriera anche alla Nazionale di Giovanni Trapattoni (sfiorando un Mondiale).

Oggi vive negli Stati Uniti, in Florida. Accompagna le figlie a scuola, si allena nei parchi, gioca a calcio e a padel e soprattutto impartisce lezioni private a giovani calciatori, alcuni dei quali lo seguono ormai da parecchi anni.

Una vita lontana dagli stadi italiani e dal Chievo dei miracoli, ma non distante dal pallone.

La nuova vita di Massimo Marazzina negli Stati Uniti

Marazzina si è trasferito negli Stati Uniti dopo la conclusione della carriera, arrivata nel 2010 con la maglia del Bologna. L’idea di fare un’esperienza all’estero lo aveva accompagnato già da calciatore, ma i trasferimenti oltre confine sfiorati durante gli anni migliori non si erano mai concretizzati.

Così è partito insieme alla moglie, quando ancora la coppia non aveva figli. Doveva essere un’esperienza, con la possibilità di tornare in Italia qualora le cose non fossero andate per il verso giusto. Nel frattempo sono nate le due bambine e quella che sembrava una parentesi è diventata la sua nuova vita.

Dopo aver allenato per un paio d’anni il Sarasota Metropolis, Marazzina ha iniziato a lavorare come maestro privato (e di questa nuova vita mostra parecchie immagini sul profilo Instagram). Tiene lezioni individuali oppure allena piccoli gruppi, prevalentemente dal pomeriggio in poi, una volta terminate le lezioni scolastiche.

Negli Stati Uniti, d’altronde, lo sport giovanile viene vissuto anche come un investimento sull’istruzione. Un ragazzo abbastanza bravo può attirare l’attenzione di una scuola o di un’università e ottenere una borsa di studio capace di coprire parte della retta – oppure, nei casi migliori, la sua totalità. Considerando i costi dell’università americana, non si tratta esattamente di un dettaglio.

«I genitori mi chiedono lezioni anche per bambini di un anno e mezzo o due», ha raccontato Marazzina durante una puntata del podcast Non è più domenica. Una richiesta un tantino precoce (prima bisognerebbe quantomeno imparare a stare in piedi), che però rende bene l’idea dell’approccio americano.

L’ex attaccante lavora con ragazzi di origini molto diverse e può sfruttare una preparazione tecnica nettamente superiore rispetto a quella di molti allenatori locali. Alcuni adolescenti, ha spiegato, arrivano senza conoscere movimenti basilari: non sanno posizionare il corpo, sbagliano il tempo dell’intervento o arrivano sul pallone con il passo troppo lungo.

Nozioni elementari per chi è cresciuto nei settori giovanili italiani. Molto meno scontate in un Paese nel quale il calcio continua a inseguire football americano, basket, baseball e hockey.

Dai provini falliti all’esordio con l’Inter

E pensare che Marazzina, prima di arrivare all’Inter, era stato scartato da Pergocrema, Cremonese e Atalanta. I provini si erano svolti a distanza ravvicinata, dunque non c’erano stati anni di allenamenti o un’improvvisa trasformazione fisica tra un tentativo e l’altro.

Semplicemente, Gianpiero Marini vide qualcosa che gli altri non avevano notato.

Fu proprio Marini ad approvare il suo ingresso nel settore giovanile nerazzurro e successivamente a portarlo in prima squadra. Marazzina esordì in Serie A il 27 febbraio 1994, in occasione della sconfitta dell’Inter sul campo del Torino. Aveva 19 anni e continuava a dividersi tra la Primavera e i ritiri con i grandi.

Dopo l’Inter arrivarono due stagioni al Foggia e quindi il trasferimento al Chievo, la squadra alla quale il suo nome rimane maggiormente legato. Con i veneti contribuì alla promozione in Serie A e alla sorprendente stagione 2001/02, quella della formazione di Luigi Delneri capace di presentarsi tra le grandi senza alcuna intenzione di comportarsi da comparsa (e che anzi vide i clivensi guidare la classifica per qualche giornata – in una delle più grandi sorprese calcistiche del nuovo millennio).

Il Manchester United, la Juventus e le porte rimaste socchiuse

Il calcio, come la vita, è fatto di bivi – e la carriera di Marazzina avrebbe potuto prendere almeno un paio di direzioni molto diverse.

Ai tempi del Chievo si presentò in Italia il fratello di Alex Ferguson per discutere di un possibile trasferimento al Manchester United. L’attaccante incontrò l’emissario inglese insieme alla moglie, in un albergo vicino all’aeroporto di Verona. Ferguson ne apprezzava i tagli, gli inserimenti e la capacità di attaccare la profondità: caratteristiche che avrebbero potuto adattarsi al gioco dello United di David Beckham, Ryan Giggs, Andy Cole e Dwight Yorke.

L’accordo non fu però chiuso. Il Chievo non riuscì a trovare un sostituto negli ultimi giorni di mercato e gli inglesi si orientarono altrove.

Ancora più particolare fu quanto accadde con la Juventus. Secondo il racconto dello stesso Marazzina, il contratto era già stato firmato. Dopo la telefonata di Luciano Moggi ne arrivò però un’altra della Gea: per completare l’operazione avrebbe dovuto lasciare il proprio procuratore, Oscar Damiani, che lo seguiva da quando aveva 16 o 17 anni.

La risposta fu secca: «O mi prendete con il mio procuratore oppure ne prendete un altro». La Juventus prese un altro, Marco Di Vaio.

Nel gennaio del 2003 Marazzina finì alla Roma, raggiunta nell’ultimo minuto di mercato con il contratto portato al deposito di corsa, usando le scale anziché l’ascensore. L’incastro coinvolse anche Gabriel Batistuta: se l’argentino fosse rimasto nella Capitale, Marazzina sarebbe probabilmente tornato all’Inter.

Alla Roma trovò però una squadra ormai proiettata verso la stagione successiva e subì uno dei pochi infortuni seri della propria carriera. Giocò appena sette partite senza segnare. Non funzionò neppure alla Sampdoria, scelta al posto del Palermo di Maurizio Zamparini, che gli proponeva un ingaggio molto più ricco e una coppia d’attacco con Luca Toni.

Il Torino, Bologna e le tre presenze in Nazionale

Marazzina si rilanciò al Torino, segnando 14 gol nel campionato 2004/05 e realizzando una delle reti decisive per la promozione. Voleva restare in granata, ma il fallimento della società lo spinse ad accettare un contratto triennale con il Siena. Dieci giorni dopo il trasferimento, Urbano Cairo riuscì ad acquistare il Torino.

Dalla nuova società granata partirono numerose richieste per riportarlo indietro. Troppo tardi.

Nel gennaio del 2006 passò al Bologna, ultima squadra della sua carriera. In quattro stagioni e mezza segnò 44 gol in campionato, partecipando alla promozione in Serie A del 2008 e lasciando anche in Emilia un ricordo ben più consistente di quello riservato generalmente agli attaccanti di passaggio.

In mezzo ci furono le tre presenze con la Nazionale. L’esordio arrivò il 13 febbraio 2002 a Catania, contro gli Stati Uniti, con Marazzina autore dell’assist per il gol decisivo di Alessandro Del Piero.

Trapattoni lo aveva notato durante Piacenza-Chievo, partita nella quale l’attaccante segnò due volte, si procurò un rigore e colpì una traversa. Per qualche tempo fu in corsa anche per un posto ai Mondiali nippocoreani del 2002, ma una sera Vincenzo Montella segnò quattro gol nel derby tra Roma e Lazio. Marazzina stava tornando a Verona sul pullman del Chievo e riceveva gli aggiornamenti dai compagni: uno, due, tre, quattro.

«Mi sa che il sushi se lo mangia Montella», gli scrisse la moglie.

Finì esattamente così.

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