Togliersi la maglia dopo un gol è uno dei gesti d’esultanza più naturali del calcio (un gesto quasi liberatorio, laddove il gol è una liberazione rispetto alla condizione d’attacco sterile) e proprio per questo molti si chiedono perché oggi comporti automaticamente un cartellino giallo. La risposta si trova nel regolamento ufficiale, ma il tema negli anni è diventato anche culturale, perché riguarda il modo in cui il calcio ha iniziato a gestire le esultanze e, più in generale, le manifestazioni emotive dei calciatori.
Nel regolamento ufficiale del calcio, recepito in Italia dall’AIA sulla base delle direttive dell’IFAB, il riferimento corretto è la Regola 12, dedicata a falli e scorrettezze. Nel paragrafo relativo ai festeggiamenti di una rete si legge infatti che “i calciatori possono festeggiare la segnatura di una rete, ma tale festeggiamento non deve essere eccessivo”, aggiungendo poi che “un calciatore deve essere ammonito, anche se la rete non viene convalidata”, se tra le altre cose “si toglie la maglia o copre la testa con la maglia”.
La formulazione è interessante proprio perché il punto centrale non è il gesto tecnico del togliersi la maglia, ma il concetto di eccesso. Il regolamento non sostiene che un’esultanza sia sbagliata in sé, ma stabilisce che alcune forme di espressione debbano essere limitate o sanzionate. Da qui nasce una riflessione che negli anni ha accompagnato parecchie discussioni calcistiche: chi stabilisce cosa sia eccessivo e cosa no? (Che è un discorso che vale con la percezione del mondo, volendo).
Prima che questa interpretazione diventasse stabile, soprattutto nei primi anni 2000, togliersi la maglia era molto più tollerato. Era un gesto spontaneo, spesso associato ai gol più pesanti o emotivamente più forti, e raramente veniva punito in maniera automatica. Con il consolidarsi della norma, applicata in modo sistematico dal 2004, il calcio ha iniziato invece a regolamentare in modo più rigido anche il modo in cui un giocatore può esprimere la propria gioia.
Il punto, naturalmente, non è soltanto disciplinare. Negli ultimi anni il calcio è diventato un ambiente molto più esposto, osservato e commentato rispetto al passato. Ogni gesto viene immediatamente ripreso, interpretato e trasformato in discussione e non servono più esultanze clamorose per generare polemiche.
È bastato, ad esempio, che Yamal si sedesse sul pallone durante una pausa di gioco durante i quarti di finale della Champions League mentre un compagno veniva curato in area dopo uno scontro, perché il gesto venisse discusso e caricato di significati. Non era nemmeno un’esultanza, eppure è diventato rapidamente un caso mediatico.
Anche per questo la regola sulla maglia viene spesso vista come simbolica di un calcio più controllato rispetto al passato. Non perché l’emozione sia sparita, ma perché viene filtrata, regolata e osservata in modo molto più rigido. Il calcio moderno non ha eliminato le esultanze iconiche, ma ha stabilito confini molto più chiari su come possono essere espresse e percepite.
Togliersi la maglia è davvero un gesto eccessivo oppure è diventato tale perché il calcio contemporaneo (il calcio a partire dagli anni 2000) ha deciso di considerarlo così? È proprio qui che continua a vivere il dibattito e chissà che un giorno togliersi la maglia tornerà ad essere “legale”.
(Anche perché i calciatori, quando un gol conta davvero, continuano a farlo lo stesso – la foto a corredo del pezzo vede Balotelli senza maglia dopo uno dei due gol alla Germania a Euro 2012 – quasi un decennio dopo l’istituzione della regola).
