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Più campioni d’Europa che Mondiali: l’Italia è seconda per vincitori della Champions League

L’Italia è seconda solo alla Spagna per numero di vincitori della Champions League: una statistica che colpisce, specie in questo momento storico.

Sono massaggini all’ego. Fanno bene, ma non possono sicuramente sanare le ossa spezzate del movimento, costretto a vedere il terzo Mondiale di fila in panchina (per intenderci, lo scrivente ha visto il suo ultimo Mondiale con l’Italia in campo a 27 anni – potrebbe vedere il prossimo a 43 – e sono tra i privilegiati che ha potuto godere di Germania 2006).

Dopo l’eliminazione da parte della Bosnia nei playoff per accedere al Mondiale nordamericano del 2026 poche cose possono farci tirare su il morale, ma questa statistica – se non il Mondiale – ci può almeno far alzare la testa. È una statistica proposta da GiveMeSport e riguarda la nazionalità dei vincitori della Champions League dall’avvento della competizione con questo nome. E sì, in questa particolarissima classifica siamo parecchio in alto.

Vincitori di Champions League, l’Italia è dietro solo alla Spagna

La graduatoria mette in fila i Paesi che hanno prodotto più calciatori capaci di vincere la Champions League nell’era moderna del torneo. In testa c’è la Spagna con 80 vincitori, spinta in modo evidente dal peso storico di Real Madrid (che della competizione è primatista e a debita distanza dalle compagini competitor) e Barcellona. Subito dietro, però, compare l’Italia con 74. Non è un dettaglio e non è nemmeno una semplice curiosità da bar sport.

È il riflesso di una tradizione che, malgrado il declino recente della Nazionale e le difficoltà del nostro calcio, continua a lasciare tracce robuste nella storia europea. Pensare a nomi come Paolo Maldini, Andrea Pirlo, Alessandro Del Piero basta già a dare sostanza al dato, ma il punto è più ampio: l’Italia continua a occupare uno spazio altissimo in una classifica che misura il prestigio diffuso di una scuola calcistica (e solo l’anno scorso anche un esponente della nuova scuola – Gigio Donnarumma che coll’Italia proprio non riesce a qualificarsi – s’è aggiunto al novero).

Davanti ci sono soltanto gli spagnoli. Dietro, invece, restano nazioni che nel racconto contemporaneo del calcio sembrano spesso più solide, più moderne o semplicemente più alla moda. L’Inghilterra è terza con 70, la Germania quarta con 64, i Paesi Bassi quinti con 52. Già questo dovrebbe bastare per ridare un minimo di prospettiva a un dibattito italiano che troppo spesso oscilla tra autocommiserazione e isteria.

Una classifica che però racconta il prestigio, non la salute del sistema

Naturalmente sarebbe sbagliato leggere questi numeri come una prova dello stato di salute attuale del nostro movimento. Non lo sono. Una graduatoria del genere fotografa una storia lunga, stratificata, fatta di cicli, di generazioni e di club che hanno saputo lasciare un segno. Non cancella le figuracce, non sistema i vivai, non risolve il rapporto malato tra risultati immediati e costruzione del talento.

Però racconta qualcosa di vero. Racconta che l’Italia, anche quando oggi appare smarrita, ha continuato a produrre profili capaci di arrivare al vertice del calcio europeo. E racconta pure un’altra cosa: il prestigio internazionale non si misura soltanto con i titoli della Nazionale. Si misura anche con la presenza costante dei tuoi giocatori nei contesti dove si decide il calcio che conta.

Nelle posizioni immediatamente successive alla top five compaiono Portogallo (46), Brasile (41, la prima non europea in classifica) e Francia (39), poi Scozia e Romania. Più sotto si allarga il quadro a Paesi meno associati istintivamente alla Champions, ma comunque presenti con numeri interessanti: Argentina a 12, Croazia a 8, Danimarca e Irlanda a 8, Svezia a 7.

C’è poi un dettaglio da aggiungere rispetto alla classifica circolata inizialmente: anche la Svizzera merita posto in elenco con 4 vincitori. I nomi sono Stéphane Chapuisat, Ciriaco Sforza, Xherdan Shaqiri e Manuel Akanji. Un’aggiunta che la colloca nel gruppo delle nazioni a quota quattro insieme a Galles, Polonia, Norvegia, Repubblica Ceca e Belgio.

Insomma, non stiamo parlando di una consolazione decisiva. Sarebbe ridicolo venderla così. Il tifoso italiano oggi pensa a ben altre cose (e non vede l’ora sia il 19 luglio). Ma dentro un periodo in cui il calcio azzurro sembra tutto da buttare, scoprire che solo la Spagna ha avuto più vincitori della Champions League dell’Italia è almeno un promemoria utile che tutto sommato…

Serve a ricordare che questo Paese, calcisticamente, non nasce ieri e non diventa improvvisamente marginale solo perché ha smesso di qualificarsi ai Mondiali. Il patrimonio c’è stato, eccome. Il problema è semmai un altro: tradurlo di nuovo in presente, invece di usarlo come reliquia.

Ed è qui che finisce il massaggino all’ego e comincia il fastidio vero. Perché la classifica fa piacere, certo. Ma fa anche pensare a quanto sia paradossale vedere una nazione seconda in Europa per numero di vincitori della Champions League e insieme così fragile quando si tratta di portare la propria Nazionale al Mondiale.

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