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Quanto guadagnano i calciatori quando vanno in pensione? Perché non sono tutti così privilegiati

Cosa succede a un calciatore dopo il ritiro? Scopri quanto guadagnano davvero i professionisti in Italia, come funziona la loro pensione e perché solo pochi possono dirsi davvero privilegiati.

Se ne parla ciclicamente e se n’è parlato quando il difensore dell’Inter Bastoni, ahilui, ha dichiarato che i calciatori fanno sacrifici. “Che sacrifici fanno i calciatori?” – il volgo s’è ribellato e infuriato ha fatto notare come non si può parlare di sacrifici quando si guadagna una fortuna in carriera e quando si fa quello che, in fondo, è un gioco – anzi un giuoco, sin dal nome della Federazione italiana legata al calcio.

Il volgo non ha pensato che le carriere dei giocatori non durano molto e che, soprattutto, i Bastoni che guadagnano milioni di euro all’anno sono soltanto la punta dell’iceberg – di un iceberg cosyituito da centinaia di giocatori che guadagnano ben meno e migliaia di giocatori che a mala pena sono professionisti.

In tal senso, andiamo a vedere le statistiche gate ai guadagni dei calciatori, prima di approfondire il tema della loro pensione (quello sì, da considerare un privilegio in senso assoluto – se è vero che poco alla volta la pensione diventa per tutti un miraggio sempre più lontano).

Quanti sono i calciatori professionisti in Italia e quanto guadagnano davvero?

In Italia, secondo i dati della FIGC, i calciatori veri professionisti (quelli tesserati in Serie A, B e C – dove le squadre iscritte ad inizio stagione sono al momento 100 fra le diverse categorie) sono poco meno di 3.000:

Serie A: circa 1.200
Serie B: circa 700
Serie C: circa 1.000

La grande maggioranza dei calciatori italiani, però, si trova al di sotto della Serie C: migliaia di giocatori militano in Serie D, Eccellenza e Promozione. Questi atleti si allenano come professionisti, ma non hanno contratto professionistico e guadagnano molto poco — spesso poche centinaia di euro al mese, in rimborsi spese, e spesso devono lavorare anche fuori dal calcio.

Gli stipendi medi reali dei calciatori professionisti

In Serie A, gli ingaggi possono variare enormemente, da €200.000 annui lordi per le riserve di club minori fino ai €10 milioni netti per i top player (al momento è Vlahovic il calciatore più pagato con 12 milioni netti a stagione).
In Serie B, gli stipendi minimi si aggirano attorno ai €18.000 netti annui per i giovani (16‑19 anni), e salgono fino a circa €25.000‑35.000 netti per i più esperti. In media, solo pochi giocatori superano i €100.000.
In Serie C, la situazione è ancora più difficile: il 50% dei calciatori percepisce tra €20.000 e €30.000 lordi l’anno, e i più giovani o meno impiegati prendono anche meno. I contratti sono spesso annuali, e in alcuni casi i giocatori non vengono pagati regolarmente (ogni anno sappiamo che molteplici squadre cessano la propria attività nel corso della stagione).

Al di sotto della C, nella Serie D e nei campionati dilettantistici, si parla di compensi che vanno da €500 a €1.500 al mese, spesso non regolari e senza tutele previdenziali.

A ben vedere, quindi, solo una ristretta élite guadagna cifre a sei zeri. Tutti gli altri vivono una carriera sportiva precaria, breve e incerta, con stipendi comparabili a quelli di un lavoratore medio — e senza garanzie per il futuro.

E dopo il fischio finale? Ecco come funziona la pensione dei calciatori in Italia

Mentre si parla sempre dei guadagni da copertina, il capitolo più ignorato è la vita dopo il calcio. Quando si ritirano, i calciatori devono fare i conti con la realtà: pochi continuano come allenatori, dirigenti o commentatori (anche perché per quanto riguarda l’aspetto “allenatoriale”, è necessario avere il procuratore giusto – e non tutti possono averlo). Molti altri devono reinventarsi del tutto  e fare i conti con il sistema previdenziale.

La carriera media di un calciatore dura meno di 15 anni. Gli infortuni, l’usura fisica e la pressione mentale possono accorciarla anche molto prima. Non sorprende che, secondo uno studio inglese, ben 3 ex calciatori su 5 si trovino in gravi difficoltà economiche entro 5 anni dal ritiro.

In Italia, i calciatori professionisti versano i propri contributi al Fondo Pensione Sportivi Professionisti dell’INPS. Lo fanno in concorso con il club, per un totale del 33% dello stipendio lordo.

È un sistema contributivo a capitalizzazione: il denaro versato viene rivalutato in base all’inflazione e al PIL. Al termine della carriera, si applica un coefficiente di trasformazione legato all’età del ritiro (tra il 4% e il 7%).

Quando possono andare in pensione i calciatori?

Chi ha iniziato a versare contributi prima del 31 dicembre 1995:
può andare in pensione con 20 anni di contributi e 54 anni d’età

Chi ha iniziato dopo il 1995:
servono sempre 20 anni di contributi, ma 64 anni d’età, e solo se la pensione maturata è di almeno €1.409,15 mensili

In media, un calciatore che ha avuto una carriera regolare ma comunque da professionista e non da star, percepisce una pensione di circa €1.500 al mese.

È importante notare che solo i compensi da contratto sportivo sono soggetti al regime previdenziale. Sponsor, bonus, diritti d’immagine e collaborazioni esterne seguono regole diverse e spesso non contribuiscono alla pensione-

Ecco perché molti ex calciatori tentano altre strade: imprenditoria, TV, social, reality, corsi di formazione, scouting e altro ancora. Ma non tutti ci riescono. E, spesso, anche chi guadagnava molto finisce per bruciare tutto in poco tempo per cattiva gestione (si sa che il calciatore deve mantenere un certo status) o investimenti falliti.

Insomma, il mito del calciatore ricco che vive di rendita è vero solo per pochi. Per la maggior parte, la carriera è breve, faticosa e rischiosa. Una volta spenti i riflettori, la realtà è quella di una pensione da comune essere umano, poche tutele e la necessità di reinventarsi da zero.

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