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L’esultanza con la cornetta del telefono, tra polemiche e amore per la famiglia (e tra calciatori e tennisti)

Leao e la sua classica esultanza con la maglia del Portogallo

Tra gli ultimi ad esultare imitando la cornetta di un telefono ricordiamo Charles De Ketelaere, ex fantasista del Milan che in rossonero ha vissuto un’annata quantomeno complicata prima di prendere spazio ed applausi ad alcuni km di distanza (a Bergamo, con la casacca dell’Atalanta).

Uomo di poche parole, il belga non ha spiegato il perché dell’esultanza.

Che sia stato un tributo ai suoi ex compagni di squadra in rossonero Theo Hernandez e Leao? Nel caso del francese, l’esultanza era un gesto polemico (toh, Theo Hernandez che fa polemica?) nei confronti del Ct della Nazionale francese Deschamps, che era solito non convocarlo (ma solo fino ad un certo punto: Hernandez è divenuto poi uno dei punti fissi della nazionale transalpina).

Ma nel caso di Leao?

La spiegazione è molto più tenera: l’ex Sporting Lisbona mimava una telefonata per ricordare le chiamate fatte post partita al padre quando non era presente allo stadio a vederlo.

Come raccontato a Milan TV nel 2020, parlando del rapporto molto stretto coi genitori: “L’esultanza della cornetta è per mio padre, perché a volte non riusciva a venire a vedere le partite, così quando esultavo facevo questo gesto per lui”.

Esultanza con la cornetta, tra polemica e amore per la famiglia: i casi Sebastiano Esposito e Gabriel Jesus

Ma non solo rossoneri ed ex rossoneri. La cornetta è stata mimata spesso in fase d’esultanza dall’attaccante (oggi all’Arsenal) Gabriel Jesus: in quel caso, come nel caso di Leao, un tributo ad un genitore, la madre nel suo caso specifico.

Come raccontato dall’attaccante brasiliano, in gioventù era solito sparire per andare a giocare in campi di periferia e così la madre – disperata – chiamava tutti i suoi amici per cercare di rintracciarlo. Sarà felice che oggi il suo Gabriel è arrivato dove è arrivato (e si ricorda ancora di richiamarla).

Polemico, invece, è stato più volte Sebastiano Esposito. Lo ha raccontato ai microfoni della tv del Basilea, compagine con cui ha disputato 34 gare (con 7 gol) nella prima metà della stagione 2021/22: “Quando giocavo bene all’Inter, tutti mi chiamavano e avevo tanti amici. L’anno dopo ho avuto qualche difficoltà e ne ho avuti di meno. Quindi con quel gesto dico di voler aspettare le chiamate di qualche finto amico. E poi mi piace, voglio festeggiare ogni gol così”.

Fortunatamente ultimamente pare aver messo da parte la verve polemica e – al netto di qualche infortunio – a Genova (sponda Sampdoria) sta ben crescendo.

Esultanza con la cornetta, i casi fuori dal calcio

Ma non solo calciatori, anche due tennisti hanno esultato mimando il gesto della cornetta (con tanto di chiusura della chiamata).

In un caso, l’esultanza ha rappresentato una sorta di marchio di fabbrica, in un altro caso di uno sfottò.

Marchio di fabbrica nel caso di Ben Shelton, tennista statunitense ad oggi 15esimo nel ranking mondiale: durante gli US Open, Shelton ha esultato mimando il segno della cornetta per poi spiegare come il gesto fosse contemporaneamente un ricordo degli anni passati e una sorta di tributo agli atleti della University of Florida, dove ha giocato a basket fino al 2021 e dove il gesto vuole significare l’essere connessi.

Sfottò nel caso di Novak Djokovic, tra i più grandi tennisti della storia (e sicuramente tra i tennisti più polemici della storia, frattanto), che proprio dopo aver battuto Shelton durante gli US Open in semifinale ha mimato una chiamata ricevuta. Game, set, match.